Consigli e tecnica per la meditazione: pratica per serenità e gioa

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Negli ultimi tempi mi domandano spesso se posso insegnare a meditare. La verità è che nessuno può insegnare a meditare, ma tutti, in base alla propria esperienza, possono condividere gli strumenti e la meditazione è uno degli strumenti utili a creare consapevolezza. Ma non è certo l’unico.

Vendere la meditazione equivale a scoprire una foresta, piantargli una bandiera e dirsi proprietari di quel luogo (vi ricorda qualcosa?). In realtà la foresta, all’albore dei tempi, era un bene di tutti gli esseri viventi e, con grande rispetto, chiunque poteva coglierne i frutti, senza doverli certo comprare da qualcuno che si era reso immotivatamente padrone.

Ho quindi deciso di scrivere questo articolo per aiutare a capire come iniziare a meditare, evitando inganni, trappole e falsità legate a questo percorso. Inoltre, a fondo articolo, trovi anche la tecnica che ti consente di iniziare a meditare.

La meditazione non è legata a un culto e non è stata creata per fini di proselitismo, indipendentemente che i presupposti di chi vuol creare proseliti siano condivisibili dal punto di vista umano.
 
Ricorda che la meditazione potrebbe giovare ad alcuni individui, ma in altri casi può causare o amplificare problemi esistenti. Se sei affetto da patologie, anche lievemente, quali: depressione, ansia o altro. Consulta uno psichiatra, non un “guru / santone”.
 

PREMESSA

In questo momento storico, sta crescendo, in contrapposizione con una politica economica e ambientale scellerata dei nostri governi, una nuova New Age, che eredita una buona parte delle idee dalla precedente corrente degli anni ’70. Come la prima New Age anche questa “seconda nuova era” ha come tallone di Achille il “pasto facile”, ovvero vendere presunte ricette della felicità buone per tutti i palati. Queste spesso fanno leva sull’ignoranza, sfruttando pratiche svuotate del senso originale e riempite di altro; come ad esempio il caso delle antiche pratiche orientali condite con salsa cristiana.

Molte pratiche del cosiddetto – da noi europei – oriente, sono state create nell’antichità intorno a matrici filosofiche, non religiose. Successivamente alcuni culti le hanno fatte proprie e in molti casi le hanno adattate al proprio credo. Ma queste pratiche – psicofisiche, curative e spirituali – mantengono, nella loro essenza, la vocazione agnostica nei confronti del divino. Sebbene l’informazione massificata e divulgativa tende a far credere il contrario, legando ad esempio la meditazione principalmente al Buddhismo.
Quindi, ad oggi è facile trovare cumuli di false, o faziose, informazioni anche sulla meditazione, che sta avendo un momento di grande revival che qualcuno vorrebbe cavalcare così da attirare all’ovile nuovi adepti.
 

Prima di iniziare a meditare

Prima di avvicinarsi alla meditazione sarebbe una buona idea assimilare alcune basi indispensabili, tanto sul piano fisico che mentale. A tal fine sarebbe cosa buona imparare ad avere un corpo consapevole (o per lo meno sulla strada della consapevolezza) con una pratica come il  Taiji e il Qi Gong. Queste pratiche donano abilità di base che possono essere di grande aiuto per la comprensione della meditazione così come a praticarla nel modo più sereno e gioioso.

Alcune pratiche meditative, se prive di una preparazione adeguata, possono generare quello che può essere metaforicamente definito: “un sovraccarico energetico con conseguente cortocircuito in un impianto elettrico”. Ma, al fine di tranquillizzare coloro che attualmente stanno facendo un percorso meditativo, va precisato che la maggior parte delle “pratiche”, normalmente insegnate, non sono altro che esercizi mentali che sfruttano l’io per ingannare l’io e sono utili per acquisire una sensazione di rilassamento mentale (guarda caso non duraturo) e, nella migliore delle ipotesi, possono creare piccoli (utili, ma non sempre) sblocchi emotivi.

Meditare è cosa facile in sé, serve soltanto pratica. Non servono maestri e gruppi, ma bisogna stare attenti al proprio ego ingannatore che cerca costantemente di creare delle comode e acritiche (o al contrario troppo critiche) posizioni mentali nei confronti di se stessi e degli altri. Senza ricerca dell’equilibrio non può esserci alcuna consapevolezza a prescindere da quel che si pratica.
 

Alcuni suggerimenti per evitare di cadere nell’inganno

Probabilmente non hai bisogno di leggere qui le regole base della giustificabile diffidenza, in ogni caso prendi un attimo per leggere queste riflessioni.

1. Chi si presenta come maestro di meditazione e vuole essere pagato per i suoi insegnamenti, probabilmente conosce poco dell’essere, ma ha capito bene come sfruttare l’ego altrui. C’è un mondo di persone richiedenti aiuto, pronte a credere a qualunque cosa pur di ricevere speranza in cambio. Chi cerca speranza fuori da sé è facile da ingannare. Quando siamo facilmente ingannabili è altrettanto semplice venderci il “nulla condito con il niente”, facendolo risultare interessante e utile. Quindi è bene avere una dose di diffidenza nei confronti di persone e/o gruppi che domandano soldi, anche se il denaro viene camuffato in forma di offerta.

2. Se qualcuno inizia a dirti che ci sono: “regole”, “luoghi preposti”, “altarini da venerare”, “rituali da compiere”, “dettami da seguire”, “insegnamenti che sono verità universali”; oppure: se ti viene detto che non ci sono dogmi, ma al contempo implicitamente ti viene detto di seguirne alcuni… forse è meglio iniziare ad avere dubbi sulla bontà della pratica che ti stanno proponendo.

In questi casi, con molta probabilità, sei in presenza di qualcuno che vuole creare gruppi gerarchizzati (talvolta sono ben camuffati) che non hanno nulla a che fare con il percorso meditativo.
Spesso succede di imbattersi in “gruppi di meditazione” che sono molto simili ai gruppi del catechismo cristiano – Sia ben inteso, nel catechismo cristiano non c’è nulla di male perché il culto è dichiarato, ma allo stesso tempo questo non ha nulla a che fare con la meditazione, quindi fai attenzione a non confondere gli intenti. Una cosa è meditare, un’altra è abbracciare un culto. Anche se ovviamente sei libero di fare entrambe le cose, basta esserne consapevoli.
 

Libera te stesso/a, non cambiare semplicemente pratica anestetica per la tua mente

Ricorda che la meditazione non è una religione e non è legata ad alcun movimento religioso. Le religioni sono create dalle persone e le eredità esperienziali di molti individui (svincolati dai culti), nel corso del tempo sono state manipolate, ingabbiate e rese dottrine, con il fine di creare: ordine, controllo ed esercizio del potere.
Al contrario: la meditazione, così come la pratica del Taichi e di quello che oggi viene chiamato Qi Gong, sono percorsi per la “liberazione” di mente e corpo. Sono pratiche utili, tra le altre cose, per liberarti dall’oppressione dei condizionamenti e delle gabbie socio culturali. Queste pratiche si sono evolute nel corso del tempo con il fine di rompere gli schemi di culture dogmatiche e infelici, non con il fine di creare nuovi schemi nei quali ingabbiare la gente, con la pretesa di essere le ricette per la felicità.

Non seguire regole rigide che ti impediscono di esprimerti o ti fanno sentire in colpa per quello che sei o sei stato. Non vergognarti del tuo passato e non giudicarti male nel tuo presente se commetti quelli che altri ti dicono essere errori. Al contrario cerca di essere spontaneo/a, gira per il mondo (o per il tuo paese), sbaglia, soffri, fai soffrire (ti succederà anche se non lo vorrai), gioisci, ama; ovvero vivi. Fai tutto questo cercando di osservare il tuo percorso con consapevolezza e senza prenderti troppo sul serio. Ma al contempo ambendo sempre al meglio, ovvero a portare amore agli altri, non odio! Come fare? Non ci sono regole, ognuno trova la propria strada e il proprio modo; nessun dio o gran maestro ti può dare la giusta ricetta, dato che siamo tutti uguali e al contempo diversi.
Solo così puoi prendere coscienza reale di cosa è la tua esistenza. Non esistono soluzioni facili o scorciatoie. Siamo maestri e studenti di noi stessi e della vita. Ognuno con il proprio percorso, le proprie predisposizioni e i propri limiti, talvolta superabili e altre volte ammaestrabili.

Meditare non significa fare l’hippy bianco attirato da una nuova versione di contro cultura spirituale. Significa, al contrario, imparare a essere liberi e svincolati da qualsiasi forma settaria.
 

Vuoi meditare? Cosa aspetti?

Non hai bisogno di niente e nessuno, è una delle cose più economiche e libere che ci siano.
Ecco come fare:

  • socchiudi gli occhi (non completamente chiusi, non è come dormire, ma se dopo un po’ vuoi dormire, fallo!), porta l’attenzione sulle tue palpebre e rilassale;
  • poggia la punta della lingua sul palato, come se dovessi dire “la” in modo rilassato, poi chiudi dolcemente la mandibola, senza serrarla.
  • trova una posizione seduta comoda (non ti forzare dentro a posizioni che dopo 5 minuti ti fanno soffrire); ad esempio puoi sederti su una sedia (senza poggiare la schiena è meglio);
  • immagina di avere la testa appesa a un filo, ma al contempo non spingerla rigidamente verso l’alto;
  • poggia i palmi delle tue mani sulle ginocchia e rilassa le dita;
  • poggia le piante dei piedi sul pavimento (senza scarpe è meglio e se senti freddo puoi indossare dei bei calzini di lana caldi);
  • ispira ed espira dal naso, lentamente, in modo silenzioso e profondo, cerca di portare il respiro sotto l’ombelico – il suono del respiro devi ascoltarlo dentro al tuo corpo, non deve essere un suono esterno udibile dalle orecchie;
  • segui il tuo respiro con la tua mente e ogni volta che subentra un pensiero, un’immagine, un ricordo, un sentimento (ecc.), cerca di tornare a concentrarti sul respiro;
  • non respirare in modo forzato, “duro”. Respirare non deve essere una sensazione faticosa.

Quindi non è così difficile!? In verità all’inizio potrebbe esserlo, siamo talmente abituati ad aggrapparci costantemente ai pensieri che lasciarli andare non sarà una cosa immediata. Ma non preoccuparti, è solo una questione di pratica e tempo.
 

Campanelli di allarme, quando la meditazione non funziona

Ci sono dei segnali da ascoltare, sono i campanelli di allarme che il tuo corpo adopera per dirti che qualcosa non va come dovrebbe. Non sottovalutarli se vuoi capire la meditazione, non ti fare ingannare dall’ego.

Eccone alcuni:

  • Sei in estate e mentre fai meditazione inizi a sentire molto caldo. Fermati, evidentemente non ti stai realmente rilassando, anche se sei convinto/a del contrario.
  • Sei in inverno, fai meditazione e inizi a sentire molto freddo? Come nel caso sopra, fermati perché qualcosa “non funziona”. Quando entri nella vera dimensione meditativa diventi caldo in inverno e fresco in estate.  Fantastico, condizionatore e riscaldamento gratis!
  • Fai meditazione ma dopo un po’ senti il tuo corpo legato, stanco, bloccato o persino dolorante. Anche in questo caso stai sbagliando qualcosa. Quando riesci a rilassare davvero il tuo corpo, alla fine della meditazione sentirai di avere un corpo sano, energico e riposato… e non pieno di acciacchi!

Come ho consigliato precedentemente: prima di meditare bisognerebbe conoscere e imparare a rilassare il proprio corpo. Il Taichi è una buona soluzione (leggi questo articolo in merito).
 
Spero che questo breve articolo ti sarà di aiuto per iniziare a meditare. La meditazione fa parte del percorso personale, ma non è l’unica strada, solo una delle tante.
Gli altri potranno suggerirti degli strumenti utili a meditare, ma è la tua pratica e costanza che ti fa diventare consapevole. Nessuno può essere maestro e nessuno ti può far prendere scorciatoie. Siamo tutti praticanti.

© Valerio Bellone

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