Digitalizzazione del mondo. Morte dell’arte, fine del contatto con la vita

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Il mondo contemporaneo palesa la vittoria schiacciante della mente analitica sulla mente capace di entrare in contatto con l’essenza.

Incapaci di ascoltare l’essenza e distaccati dalla vita stesa, creiamo devastazioni di ogni sorta senza controllo. In questo panorama le menti razionali più brillanti e sensibili, si affrettano per trovare soluzioni, ma senza un lavoro sulla coscienza globale, sarà difficile salvare la vita e il suo sistema complesso.

Significanti vuoti

Ognuno di noi può riempire con significati diversi parole che si prestano, più di altre, ad essere interpretate secondo il proprio percorso di vita. Parole come per esempio amore, arte, bellezza, sono tra quei significanti che, a mio modo di vedere, possiamo liberamente raccontare e riempire di significato. Quindi spenderò qualche parola per descrivere cosa pratica un “vero artista”.

Gli artisti chi sono?

La sete di ogni artista trova ristoro nella ricerca dell’essenza del tutto.
Nel percorso dei grandi pittori si può costatare come le prime opere siano descrittive, colme di dettagli, come se ci volessero mostrare ogni cosa, palesarci la superficie, quel che tutti possiamo vedere, rimanendo all’oscuro di quel che c’è oltre. Una fase che per l’artista è utile a prendere coscienza di cosa sia superficiale, così da creare la migliore condizione possibile per eliminarlo successivamente, liberandosi da questo strato illusorio.
Le opere più mature dei pittori sembrano “sgretolarsi”, l’interesse nel dettaglio cessa, tutto sembra diventare meno chiaro, i dipinti sembrano mostrarci quel che va oltre la superficie e ci avvicinano alla potenza vibrante dell’essenza.

Passiamo l’intera vita nella penombra, cercando quella luce che ci abbagliò alla nascita liberandoci dall’avvolgente oscurità. V.B.

I bambini sono artisti

Se osserviamo i disegni astratti dei bambini, liberi dai condizionamenti degli adulti, notiamo essere simili a quelli dei grandi pittori al culmine della loro espressione e quando si avvicinano all’essenza.
Quando veniamo alla luce siamo vicini alla fonte generatrice della vita, ma con il passare del tempo perdiamo quel contatto. È questo che spinge l’artista a ricercare la fonte. Una ricerca dell’origine, prima che “l’origine” torni a manifestarsi nuovamente nella vita, attraverso la morte.

Le arti avvicinano all’essenza se ben coltivate

Le arti servono a ricercare l’essenza. Tutto il resto può essere descritto come uno splendido e straordinario artigianato che viene adoperato per fini sociali, politici, ed economici, ma che in comune con l’arte ha solo, talvolta, le tecniche.
Il vero artista spesso si svincola anche dalle tecniche e, in alcuni casi, ha un’indole talmente libera che non ha nemmeno bisogno di passare attraverso l’accademia. Ma nella maggior parte dei casi non è inusuale vedere come in alcuni aspiranti “artisti” il mezzo prenda il sopravvento sul fine. Ma “il mezzo che oscura il fine”  non è da confondere con la ripetitività del gesto. Ad esempio, nel Giappone, prima della globale digitalizzazione, il perfezionamento di un gesto, sino all’ossessione, poteva avvicinare il praticante alla fonte originale del tutto.

Le arti, che siano visive, corporee, sonore, ecc, sono forme di comunicazione create dall’essere umano per entrare in contatto con il tutto, non semplicemente con gli altri.

Un esempio pittorico

I due dipinti qui mostrati sono del grande William Turner.
In essi si può facilmente costatare come il dipinto di gioventù sia ricco di dettagli, mentre quello di tarda età sia vibrante, a caccia dell’essenza.

Pensiero “digitalizzato”

Nel nostro mondo digitalizzato contemporaneo anche il pensiero è divenuto “digitale” e ogni possibilità di “vibrazione” artistica sembra svanire.
Il digitale è figlio del calcolo matematico, di coloro che pensano che ogni cosa possa, e debba, essere descritta per essere compresa. Tale meccanismo mentale, per quanto potente e veloce non è in grado di mettere in contatto con l’essenza del tutto, con la vita stessa.
Il mondo del sentire ha poco a che fare con il mondo descrivibile, analitico e comprensibile con la logica. Ma anche in questo caso non bisogna illudersi che il sentire passi attraverso un corpo esterno fatto di superficiali sensazioni muscolari o catene cinetiche, come nel caso degli sportivi.

Il sentire riguarda un corpo fatto dell’intangibile. Gli artisti viaggiano con questo corpo dentro a un mondo che le menti razionali-dipendenti non possono comprendere, al più possono illudersi. Ogni essere umano è in grado di “vedere” quel che già conosce, nulla di più. Ma la ricerca genuina apre gli occhi dell’anima verso nuovi mondi.

© Valerio Bellone

 

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