Libertà della mente o superficialità? La linea di confine può essere sottile

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Parlare oggi di libertà è complesso, la nostra società ci illude di essere liberi attraverso il sistema del “compro e quindi ottengo”. Ma la libertà non è la possibilità di consumare e/o accumulare beni.

In realtà con il passare del tempo sembra che la nostra libertà sia sempre più minacciata. Molti paesi alzano muri per paura di una irreale “invasione straniera”. Negano così la libertà di movimento, come se il mondo potesse appartenere a qualcuno o a un popolo prescelto.
La nostra libertà di parola è minacciata da politici che vorrebbero mettere in atto nuovi sistemi di censura e la nostra capacità di aggregarci liberamente, così da creare nuovi fronti di opposizione, è stata disintegrata dai social media.

Si potrebbero elencare molte sfumature della libertà oggi negata, ma quello del quale vorrei scrivere riguarda la libertà di pensiero, quella capacità che apparentemente nessuno può fermare. Ma per potere pensare in modo libero bisogna avere lo strumento della conoscenza, non una conoscenza specifica, ma quella che si acquisisce quando si pratica un percorso in modo approfondito.
 

Non avere mai catene! Un’ovvietà che sentiamo dire molto spesso. D’altronde chi vorrebbe consciamente avere mani e piedi incatenati?

Viviamo un momento storico nel quale l’idea di libertà viene spesso fraintesa a ogni livello.
Essere liberi non corrisponde a limitare la propria persona alla superficie o, peggio, al superficiale dell’esistenza. Non dobbiamo avere paura di scoprire che c’è molto più di quel che si vede a un primo contatto. Spesso la paura di avere coscienza di quanto siamo piccoli è la vera corda che tiene legata la nostra mente e quindi ci priva della vera libertà.

In verità la conoscenza, la pratica e la ricerca possono solo mostrarci quanto potenziale inespresso abbiamo. Non dovremmo mai aver paura di quel che non conosciamo. Al contrario, dovremmo gioire del fatto che abbiamo ancora tanto da conoscere. Ma la vera conoscenza è legata all’approfondimento.

L’unico vero percorso di libertà risiede quindi nello studio, portato avanti con mente aperta, serena e critica, senza mai idealizzare e idolatrare nulla e soprattutto nessuno. Le divinità non fanno parte del mondo terreno e gli esseri umani, ognuno con il proprio percorso, sono fallibili, indipendentemente dal valore sociale e culturale a loro attribuito.

Bisogna sempre essere immensamente grati a coloro hanno deciso di condividere una conoscenza, frutto di una vita volta allo studio e alla ricerca, ma non dovremmo mai fare l’errore di adorare qualcuno. Anche il più grande dei pensatori probabilmente fallisce dove tu puoi potenzialmente eccellere.

Studiare non significa però entrare a far parte di un club autoreferenziale, che sfrutta la conoscenza per esercitare potere. Praticare un percorso di studio, qualsiasi esso sia, è la chiave per passare attraverso questa vita con consapevolezza. Ovviamente ognuno ha il proprio cammino e se questo è superficiale non è giudicabile da nessuno. Quando però in ogni parte del mondo il modello vincente è quello della “non via”, questo potrebbe avvertire che rischiamo la “deriva della coscienza”, ovvero l’incapacità di interi popoli di ascoltare in modo sottile, di comprendere e di valutare.
 

Essere liberi! Cosa significa?

Una cosa è abbastanza certa, “liberi” non significa menefreghisti o egoisti e superficiali. Essere liberi, vuol dire avere un obiettivo e cercare di raggiungerlo con passione, studio, costanza e volontà.
L’importante è che l’obiettivo non sia un’estensione materiale del proprio ego. Esso non può essere, ad esempio, legato all’accumulo di denaro fine a se stesso. Se l’obiettivo è materiale, allora il percorso è superficiale, colmo esclusivamente dell’ego di chi lo persegue.
 
© Valerio Bellone
 
Qual’è il tuo percorso di libertà? Scrivilo nei commenti.
 

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