Cosa è il Taiji quan? Spiegazione, storia, miti e leggende, libri…

TAIJIQUAN – PREMESSA

Quando si parla di taiji (abbreviazione di taijiquan, letteralmente “boxe della suprema polarità”) va fatta una premessa per chiarire alcune false credenze, come ad esempio le idee che ruotano intorno al concetto di pratica “interna” ed “esterna” nel contesto delle arti marziali.



Se riconoscere una pratica esterna è relativamente semplice – l’uso della forza fisica per superare un avversario è facilmente distinguibile osservando un incontro di boxe o rugby – non si può dire lo stesso per le pratiche interne. L’abitudine storica della cultura occidentale (già a partire dall’antica Grecia) di considerare “forza” qualsiasi esercizio che abbia a che fare con aspetti muscolari e ginnici rende di difficile comprensione il concetto di “interno”. Difatti non è inusuale sentire definire, dai praticanti delle più svariate discipline marziali, “pratiche interne” sistemi di condizionamento corporeo che in realtà lavorano esclusivamente sul rafforzamento e/o l’elasticità della struttura osteo-articolare e tendinea.

Storicamente per pratiche “interne” ci si riferiva a sistemi che avevano a che fare con il potere della mente di governare energie invisibili, assolutamente reali e percepibili sia per il praticante coinvolto che, se realmente sviluppate, per chi le avesse ricevute o subite.

Quando parliamo di pratiche interne in Cina entriamo nel mondo del qi (o chi in Korea e ki in Giappone), un altro concetto spesso frainteso o adoperato per trovate commerciali di matrice New Age.

Come in tutte le culture pre-scientifiche anche i cinesi avevano una visione del mondo vitale, ovvero credevano nell’esistenza di una forza della vita, da loro identificata nel qi. Secondo il venerato testo taoista Daodejing (o Tao Teh Ching) l’intera creazione è una manifestazione di qi e lo stesso corpo umano è composto e infuso di qi. Così le antiche pratiche si evolsero nel tempo per raffinare e rafforzare il qi di un individuo con l’intenzione di mantenerne la salute, accrescerne la longevità e, in alcuni casi, fargli ottenere “l’immortalità”, (ovvero il Neidan o alchimia interna, una serie di dottrine esoteriche e pratiche fisiche, mentali e spirituali che i taoisti praticano per creare un corpo spirituale immortale che sopravviverà dopo la morte). Sono queste tecniche e pratiche, e il loro rapporto con le arti marziali, che hanno reso mitica la pratica del Tai Ji Quan rispetto ad altri sistemi marziali.

Se fare chiarezza tra la differenza di pratica interna ed esterna è relativamente semplice, ben più complesso è il rapporto e l’evoluzione che i sistemi antichi di pugilato cinese hanno avuto con le pratiche taoiste o buddhiste e la conseguente coltivazione del qi. Gli sforzi che possiamo fare per stabilire gli inizi di questo incontro sono minati già a partire dal 216 a.C. quando l’imperatore Huang Di ordinò di bruciare tutte le opere letterarie e i documenti storici più importanti. Infatti da quell’evento vennero salvati solo i testi medici ed alcuni scritti filosofici. In ogni caso secondo Wile (1999 p.3-5) esistono prove di pratiche marziali di natura interna a partire già dal IV secolo a.C.



Se la boxe era una pratica riservata agli strati inferiori della società o ai soldati, chi veramente gestiva la guerra, l’élite dominante, si occupava di un altro gruppo di pratiche. Nella sua traduzione dei manoscritti Mahuangdui, Harper (1998 p.110) evidenzia una distinzione significativa tra gli strati superiori e inferiori della società, nella misura in cui erano soggetti a diversi tipi di malattie correlate allo stile di vita. Quelli di casta più alta erano soggetti a malattie causate da squilibri del qi, che venivano contrastate da metodi di respirazione corrette. Mentre le persone di classe sociale inferiore erano soggette a malattie causate dal logorio fisico, dalla mal nutrizione e dalla loro ignoranza circa il percorso di yangsheng (auto-coltivazione). I regimi meditativi e le pratiche per la promozione della salute erano quindi di dominio esclusivo dell’élite letterata. Quello che rimane difficile da determinare, per mancanza di documentazione storica, è in che misura queste pratiche elitarie si sovrapposero (ammesso che questo sia mai avvenuto) a quelle pugilistiche.

Il classico taoista Chuang Tzu contiene un capitolo sulla maestria della spada che spiega principi facilmente identificabili in alcune scuole del moderno Tai Ji Quan. Tuttavia a quel tempo la lotta veniva praticata dai membri delle classi sociali più basse che non avevano accesso alla scrittura, cosa che rende plausibile una povertà di testi in merito all’argomento.
Hennings (1999) ad esempio ci dice che tra i manuali “come fare a” elencati nelle Vecchie Bibliografie di Han si trovano descrizioni relative a un tipo di boxe utile all’allenamento dei soldati per i combattimenti a mani nude, ma non parla di qi.

Se la boxe era una pratica riservata agli strati inferiori della società o ai soldati, chi veramente gestiva la guerra, l’élite dominante, si occupava di un altro gruppo di pratiche. Nella sua traduzione dei manoscritti Mahuangdui, Harper (1998 p.110) evidenzia una distinzione significativa tra gli strati superiori e inferiori della società, nella misura in cui erano soggetti a diversi tipi di malattie correlate allo stile di vita. Quelli di casta più alta erano soggetti a malattie causate da squilibri del qi, che venivano contrastate da metodi di respirazione corrette. Mentre le persone di classe sociale inferiore erano soggette a malattie causate dal logorio fisico, dalla mal nutrizione e dalla loro ignoranza circa il percorso di yangsheng (auto-coltivazione). I regimi meditativi e le pratiche per la promozione della salute erano quindi di dominio esclusivo dell’élite letterata. Quello che rimane difficile da determinare, per mancanza di documentazione storica, è in che misura queste pratiche elitarie si sovrapposero (ammesso che questo sia mai avvenuto) a quelle pugilistiche.

Testi e ricerche a cura di © Valerio Bellone (2017)

LE FONTI STORICHE DEL TAIJIQUAN

Il Tai Ji Quan per come lo intendiamo oggi prende forma tra il tardo Impero (dinastia Qing) e l’inizio dell’epoca repubblicana, tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo. Wile (1999) elenca tre fonti importanti nell’evoluzione del Tai Ji Quan e ognuna di queste contribuisce a un chiarimento di diversa natura. La prima è il generale Ch’i Chi-kuang della Dinastia Ming che compilò il “classico del pugilato”. La seconda, nel XVII secolo, è Huang Tsung-hsi che scrisse “l’Arte della Scuola Interna” che dona al Tai Ji Quan la sua identità, il suo scopo, i suoi miti e il suo posto nella cultura (Wile, 1999 p.2).
La terza è Ch’ang Nai-chou che scrisse in merito al movimento del Qi all’interno del corpo, durante la fine del XVIII secolo.



Ch’i Chi-kuang nacque nel 1528 e fu un uomo disciplinato e rigoroso che scrisse molto sulle questioni militari per tutta la sua vita. All’età di 20 anni vinse la sua prima battaglia come comandante di battaglione in difesa della capitale Pechino sotto l’attacco dei Mongoli. Il suo classico “Pugilismo” sembra essere il più antico manuale giunto sino a noi sulle arti marziali ed è un importante contributo all’evoluzione del Tai Ji Quan. Ch’i creò una forma (32 figure) facendo uno studio su ciò che descrisse come fonti contemporanee e antiche, ovvero basandosi su sedici diversi tipi di boxe. Purtroppo nessuno di queste fonti da lui citate è tuttora esistente e ci sono opinioni contrastanti sulla veridicità dei suoi scritti (Wile 1999, p.10). Il suo scopo non era necessariamente per i combattimenti reali, in quanto la maggior parte della guerra si svolgeva su larga scala, ma era utile per la formazione fisica delle sue truppe. Nelle posizioni della 32 di Ch’i, fonti successive identificano analogie con alcune delle forme della famiglia Ch’en, alla quale viene spesso attribuita, ad onor del vero senza alcuna prova storica, la sorgente del Tai Ji Quan.

Huang Tsung-hsi scrisse “Arte della Scuola Interna” nel XVII secolo (Wile, 1999, p.2). Verso la fine della dinastia Ming suo padre era stato membro del partito di Tung-lin, un movimento cresciuto come ribellione alle politiche di tassazione oppressive dei governanti e mori durante la repressione del movimento di protesta. I mercenari Manchu che avevano partecipato al ripristino dell’ordine a loro volta sfruttarono la debolezza dei governanti di Ming per spodestarli e creare la dinastia Qing. Huang fu per tutta la vita un avversario della nuova dinastia e questo si rifletté nei suoi scritti riguardanti il suo insegnante marziale Wang Chen-nan. Secondo Wile (1999 p.39) Huang identifica Wang come un rappresentante della tradizione hsia, giusti cavalieri erranti in difesa nazionale e giustizieri dei torti locali. I temi trattati da Huang vengono raccolti poco più di due secoli dopo in “Le Essenze e le Applicazioni del Tai Ji Quan” di Yang Chengfu.

La terza fonte di Wile, Ch’ang Nai-chou, scrisse ampiamente sul movimento interno del Qi all’interno del corpo, fornendoci un’ulteriore interpretazione significativa di questo termine. Quello che sappiamo di Ch’ang è che studiò con Chang Pa, un nativo di Hu-lao, esponente dello “Spirit Boxing”. Inoltre (dato non meno importante) Ch’ang era uno studioso dell’I Ching (Wile 1999, p.73).
Alcuni dettagli sono poco chiari su quando Ch’ang apprese le arti marziali. Nella sua prefazione al Ch’ang Nai-chou’s Scripts sulle arti marziali ci viene detto soltanto che iniziò in età precoce. Al contrario Sishui Gazetteer ci informa che imparò la meditazione e le arti marziali all’età di circa trentanni, motivato da malattie croniche. In ogni caso gli “scritti di Ch’ang Nai-chou” sono i primi documenti in nostro possesso che ci presentano le arti marziali come una pratica per la realizzazione del tao.
Ch’ang si descrive come un “artista marziale” e questo si riflette nella sua scrittura. Un punto centrale del suo testo è la coltivazione del Qi e gran parte della terminologia è familiare al contesto delle teorie mediche cinesi. Egli descrive le fonti del Qi pre e postnatale, i sistemi dei meridiani e la rete che permette al Qi e al Xue di circolare attraverso il corpo. Quando si riferisce al “Qi centrale” sta con molta probabilità riferendosi al Dantian, o più specificamente al Xia Dantian, ovvero il Dantian inferiore che si trova sotto l’ombelico e che è la fonte primaria della nostra vitalità. Ciò fornisce un importante legame tra le pratiche di Tai Ji Quan e il taoismo, poiché il xia Dantian è un concetto importante nelle pratiche del taoismo, che cominciarono ad apparire nel IV secolo d.C. (Robinet 1990). Nel suo venticinquesimo modulo di postura, Ch’ang ci fornisce anche una sequenza di movimenti di una forma, che utilizzano gran parte della terminologia che siamo abituati ad associare con il moderno Tai Ji Quan. Wile (1996, p.186) fornisce un grafico interessante che elenca le somiglianze tra gli scritti di Ch’ang e quelli dei più tardi “classici” di Tai Ji Quan.

NOTA: I primi scritti sul Taiji Quan non provengono dal villaggio della famiglia Chen. Il testo più antico è infatti il “Classico del Taiji Quan” di Wang Tsung Yueh. Mentre il primo manuale mai redatto sul Taiji Quan è relativamente recente e appartiene a Li I-Yu (1832-1892), che scrisse i tre testi conosciuti come “I tre vecchi manuali”, oggi depositati a Yung-nien (Cina).

Testi e ricerche a cura di © Valerio Bellone (2017)

IL TAIJIQUAN IN OCCIDENTE

Nei capitoli premessa le fonti storiche di questo approfondimento abbiamo esaminato due correnti storicamente distinte, oggi contenute nel Tai Ji Quan moderno. Da un lato ci sono i combattimenti reali, dall’altro il perfezionamento meditativo e il controllo di qi all’interno del praticante. La misura in cui questi sarebbero stati considerati prima separati e successivamente uniti, durante l’evoluzione di Tai Ji Quan, in un viaggio attraverso la storia, è difficile da misurare. La cosa certa è che in Occidente ci sono forti differenze di opinione su ciò che è o non è il Tai Ji Quan.

Sebbene oggi sono molte le scuole in occidente che vantano “lignaggi importanti”, ognuna delle quali ha creato le proprie verità per rendere più appetibile il proprio sistema o creare la propria nicchia di clienti/praticanti paganti, bisogna riconoscere che Cheng Man Ching – lo studente più famoso di Yang Cheng Fu in occidente – è l’unica persona che è stata individuata, da molti storici della materia, come il vero responsabile della prima diffusione su larga scala del Taichi negli Stati Uniti e, a seguire, in Europa.
Il suo contributo principale, in ogni caso, è stato senza alcun dubbio la creazione della forma 37 o “forma corta”, che sviluppò a partire dalla forma tradizionale della famiglia Yang. Questo rese più facile iniziare gli occidentali a questa pratica pur  mantenendone vivi gran parte dei principi.

Parenetesi storica – Successivamente in occidente arrivò l’onda del “Taichi moderno” creato durante nel periodo di Mao Zedong (con la nota forma 24 in stile Yang). Un tipo di pratica che rese celebre il taichi a livello globale, ma che portava con se un veleno per questa antica arte: non era Taichi, ma una semplice ginnastica con movenze imitatorie del Taijiquan.

Mentre Cheng Man Ching viveva a Taiwan insegnò a praticanti quali: Benjamin Lo, il dottor Qi Jiang Tao, Robert W. Smith, T. T. Liang e William C.C. Chen.
Il dottor Qi Jiang Tao a sua volta insegnò a John Kells che tornò in Inghilterra alla fine degli anni ‘70 e istituì l’Associazione Britannica Taijiquan, insegnando a Londra per circa 20 anni.
Nel 1964 Cheng si trasferì negli Stati Uniti con la sua famiglia (Madame Cheng, due figli e tre figlie), dove insegnò a New York fino alla sua morte nel 1975. Tra i suoi studenti ricordiamo inoltre Wolfe Lowenthal e Ken VanSickle.



Un’altra interessante storia frammentaria è legata a Gerda ‘Pytt’ Geddes, la prima persona che probabilmente insegnò il Tai Ji Quan nel Regno Unito.
Gerda aveva viaggiato verso l’Estremo Oriente alla fine degli anni ‘40 e studiò il Tai Ji Quan a Hong Kong negli anni ‘50 con il maestro Hoc Pang e il figlio Choy Cam.
Negli anni ‘60 torno nel Regno Unito e iniziò a insegnare presso la Place Dance Studios, nel centro di Londra. Lì i vari studenti vennero iniziati da lei al Taiji e la fusione con la danza creò per la prima volta una visione del Taichi come una pratica morbida e meditativa, il cui obiettivo primario era il mantenimento della salute e l’armonia del corpo.

Questo concetto venne poi rafforzato, come abbiamo visto precedentemente, da una fonte inaspettata: il governo comunista della Repubblica Popolare Cinese promosse il Taijiquan come esercizio ginnico, tra le iniziative per la buona salute su scala nazionale. Un esempio di tutto ciò è il libro “Taijiquan” pubblicato nel 1980 dalla China Sports Editorial Board.
Quando la Cina aprì le sue porte all’Occidente, alla fine della rivoluzione culturale, vari libri come quello vennero tradotti in inglese trovando la strada spianata verso il mercato estero. Negli ultimi 30 anni questa visione del Tai Ji Quan, come una pratica morbida e dolce ha guadagnato molta popolarità tra la gente.

Detto questo, non sono pochi i maestri e praticanti a essere in disaccordo, ad esempio Dan Docherty (2009) sostiene che gli sviluppi moderni sono solo Tai Ji senza il Quan (pugno). “Ma francamente è assurdo cercare di giudicare le varie correnti come giuste o sbagliate, dato che ogni trasmissione culturale trasversale della conoscenza e della pratica è naturale che subisca una trasformazione, in quanto è interpretata per soddisfare le esigenze della sua nuova dimora” (Valerio Bellone) .

Arrivando il Taiji in Gran Bretagna attraverso Pytt Geddes negli anni ‘60 e nello stesso periodo attraverso Cheng Man Ching negli Stati Uniti, il Tai Ji Quan incontrò un pubblico che cercava lo sviluppo spirituale e l’illuminazione. Allo stesso modo, quei praticanti delle forme “forti” delle arti marziali videro nel Tai Ji Quan un mezzo per sviluppare le loro abilità marziali ad un livello diverso dall’attività motoria per come l’avevano intesa sino a quel momento.

L’unica cosa che in conclusione sembra essere certa è che il Tai Ji continua a far parlare di se dopo migliaia di anni sia in ambito marziale che nel campo dell’energia vitale del qi.

Testi e ricerche a cura di © Valerio Bellone (2017)

Abito e scarpe per il taijiquan

Divisa da Taijiquan per la primavera

Scarpe in tela comode e ben realizzate, munite di una buona ammortizzazione sul tallone, nonostante il rialzo sulla parte posteriore della scarpa sia minima, come deve essere per la pratica del Taijiquan.

Divisa da Taijiquan per la primavera

Veste in varie colorazioni realizzata al 50% di materiale sintetico e 50% di seta. Questo tipo di abito risulta perfetto da usare all’aperto a primave inoltrata o in inverno in spazi chiusi ben riscaldati.

Abito invernale da Tai Chi

Ottimo prodotto dal costo contenuto e realizzato in varie colorazioni. Si tratta di una divisa unisex invernale che quindi può essere indossata indistintamente da uomini e donne. Ottima scelta per praticare all’aperto in primavera o in inverno al chiuso in ambienti poco riscaldati.

Incenso biologico

Questo incenso è uno dei pochissimi in commercio realizzato al 100% con piante aromatiche naturali e prive di ingredienti sintetici e chimici.
Gli aromi rilasciati aiutano ad alleviare lo stress e l’ansia, migliorano l’umore e la concentrazione. Il tempo di combustione di ogni baccheta è di 50 minuti e nella confezione ci sono 35 bacchette.

GLOSSARIO SEMPLICE DEL TAIJIQUAN

An – “Spingere” – Uno degli otto cancelli del Taiji

 

Baihui – “Cento riunioni” o “Cento convergenze” è il punto che si trova sulla sommità del capo (a metà della linea che collega gli apici dei padiglioni auricolari)
Bufa – Lavoro con le gambe

 

Cai (o Tsai) – “Tirare in basso” – Uno degli 8 cancelli del Taiji
Chenjiagou – Villaggio dove alcuni storici sostengono sia nato il Taijiquan stile Chen
Chi (qi 氣) – Energia interna, uno dei Tre Tesori dell’alchimia taoista

 

Chou (o Zhou) – “Colpire con il gomito” – Uno degli 8 cancelli del Taiji

 

Dan tian – Centro energetico, il luogo nel quale si accumula il qi (chi), dal quale poi si irradia nei diversi meridiani del corpo
Dao
 – Sciabola

 

Fa jin – Emissione della forza / energia / potere fisico
Fangsong – Rilassare la mente
Forma – Una sequenza di movimenti codificati utili ad esercitare i principi e le tecniche del taijiquan

 

Gang – Forte, potente

 

Qi  – Energia vitale

 

Hsin – La mente che produce l’intento
Huiyin – Meridiano (e punto di agopuntura) tra l’ano e i genitali

 

Ji – “Premere” – Uno degli 8 cancelli del Taiji
Jian – Spada cinese a doppio filo
Jin – Forza interna che può essere espressa tramite il corpo in vari modi. Il corretto equilibrio di tutti i poteri del corpo creano Jin
Jing (精) – Essenza vitale, uno dei Tre Tesori dell’alchimia taoista

 

Lieh – “Dividere / Separare” – Uno degli 8 cancelli del Taiji
Lui
– “Cedere / Arretrare” – Uno degli 8 cancelli del Taiji

 

Kao – Colpire con il corpo a distanza ravvicinata – Uno degli 8 cancelli del Taiji
Kua – Cavalcare o, più comunemente, la piega inguinale dove la coscia superiore si unisce all’anca sulla parte anteriore del corpo



I Ching (o Yi jing): II libro dei mutamenti

 

Laogong – Meridiano che si trova al centro del palmo della mano
Li – Forza esterna “muscolare”
Lie – Deflettere
Lieh – Dividere
Lui (o Lu) – Ricevere e cedere o “ruotare indietreggiando”

 

Mingmen – Meridiano nella parte bassa della schiena

 

Neijia – Gli stili interni delle arti marziali cinesi quali Taijiquan, Xing-yi quan, Baguazhang, Liuhebafa

 

Peng – “Parare” – Uno degli 8 cancelli del Taiji
Peng-jing, (o peng-jin) – Energia o forza interna. Il risultato dell’allineamento strutturale rilassato e il condizionamento mente-corpo
Pu bu – Posizione accovacciata

 

Quan – Pugno, arte marziale, colpire con un pugno, fare a pugni
Qiang – Lancia
Qi (chi 氣) – Energina interna, uno dei Tre Tesori dell’alchimia taoista
Qigong – Tutti gli esercizi volti a far crescere il qi (chi)

 

Rou – Morbido / flessibile

 

San shou – Combattimento libero
Shen (神) – Spirito, uno dei Tre Tesori dell’alchimia taoista
Shuang dao – Doppia sciabola
Song – Rilassare, distendere, allentare, rilasciare

 

Taiji, (tai-chi) – Principio taoista: quando l’energia allo stato Wuji (priva di polarizzazione) inizia a muoversi, dà origine al Taiji che, attraverso il movimento genera una polarizzazione primordiale, negatività e positività, Yin e Yang
Tao – “La via”, principio cardine del pensiero taoista
Taolu – La pratica delle forme
Tsai (o Cai) – “Tirare in basso” – Uno degli 8 cancelli del Taiji
Tu-na: Esercizio tradizionale di respirazione
Tui shou – Spingere con le mani, una serie di esercizi codificati e liberi che si praticano in due o più persone

 

Wu de – Virtù marziale / etica
Wuji – Stato primordiale, la dimensione di vuoto che precede il taiji
Wushu – arte della guerra o marziale, usato per designare il vasto mondo delle discipline marziali cinesi anche note come kungfu.
Wu wei – Non agire; principio taoista di “passività”

 

Xu bu – Vuoto o falsa posizione

 

Yang – Positivo, maschile, pienezza, freddo, espansività
Yang sheng – Nutrire la via, mantenersi in buona salute
Yi (意) – Intenzione, la manifestazione fisico-muscolare di ciò che la mente pensa
Yi jing (o I Ching): II libro dei mutamenti
Yin – Negativo, femminile, vuoto, cedevolezza, ricezione, calore, contrazione
Yin & yang – Concetto taoista dei poli opposti complementari

 

Zhan zhuang – “Palo retto” o anche “postura dell’albero”
Zhong ding – Equilibrio centrale – Uno dei cinque passi del taijiquan
Zhou (o Chou) – “Colpire con il gomito” – Uno degli 8 cancelli del Taiji

Testi e ricerche a cura di © Valerio Bellone (2017)

LETTURE CONSIGLIATE

In lingua italiana

In lingua inglese

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